Venerdì me la sono gioiosamente spassata.

Ho camminato fino ad avere i piedi spappolati.

Avevo un grazioso invito, di cui tra poco vi parlerò.

E allora ne ho approfittato, mi sono presa l’intera giornata di ferie e me ne sono andata in giro per Milano in compagnia di marito.

Per me la gita istituzionale al Fuorisalone, tutti gli anni, è una tappa fissa.

Sarà che nella mia famiglia sono tutti mobilieri, sarà che mia mamma ha lavorato per quarantuno anni in una delle più importanti e conosciute aziende nel settore dell’arredamento, sarà che “da piccola” volevo fare l’architetto, sarà che attraverso il mio lavoro vengo a contatto con molte aziende del settore.

Ma io non riesco a rinunciare ad un giretto.

Al Fuorisalone, intendo.

Perché il Salone del Mobile non fa per me.

Io, che per natura odio il caos, la ressa, le code, lì dentro ci resterei secca.

Anzi, morirei prima ancora di entrare.

Fuori.

In fila.

E allora, nella tarda mattinata di venerdì, io e marito abbiamo ingurgitato un toast e ci siamo avviati verso Milano.

Destinazione: Lambrate Design District.

Confesso che non ci ero mai stata.

Mi ero sempre soffermata in Brera, in Tortona, in Via Durini e dintorni.

Non avevo mai avuto occasione (o voglia) di visitare la zona di Lambrate.

E pensare che lì vicino c’è il Politecnico, imbecille che non sono altro, non ho mai pensato che potesse rivelarsi una delle zone più interessanti che avessi mai visitato.

Troviamo, di gran culo, un posteggio a cinquanta metri dal luogo dello stand per il quale ho ricevuto l’invito.

Marito si illumina appena si rende conto che, all’esterno della location, ci sono non uno ma addirittura due chioschi che vendono birra.

Io entro per cercare la ragazza con cui ho appuntamento, lui attende fuori crogiolandosi al sole con una bottiglia di birra in mano.

La ragazza in questione si chiama Beatrice, è una giovane mamma e, cosa più importante, è una donna coraggiosa.

Si è messa in gioco insieme al fratello, anch’egli genitore, per qualcosa in cui crede, anche e soprattutto nella speranza di costruire un futuro migliore per sua figlia (ed anche per i nostri, di figli).

Ha realizzato una collezione di prodotti per bambini, che si chiama eKoala.

Eh, capirai che brava! Lo fanno tutti, ormai!

E non avete tutti i torti.

Però lei realizza questi prodotti interamente in bioplastica.

Sapete cos’è la bioplastica?

È lo stesso materiale con cui sono fatti gli odiatissimi sacchetti dell’umido.

Solo che i prodotti eKoala non puzzano.

E sono realizzati interamente in Brianza, a due passi da casa mia.

E sono meravigliosamente atossici e naturalmente colorati con sostanze naturali.

Così come 100% naturale è anche il packaging.

Per il momento la presentazione si è concentrata sul set per la pappa, il massaggiagengive ed il portatovagliolo.

A breve è però prevista l’introduzione di una linea di giocattoli che andranno dal kit per la spiaggia alla piramide di blocchi impilabili.

Tutti ecobio.

Tutti egregiamente presentati con dovizia di particolari sul sito www.ekoala.eu.

Beatrice e suo fratello stanno ultimando, dopo tre anni di duro lavoro, gli ultimissimi test per ottenere e poter pubblicare sul sito le ultime certificazioni bio, attualmente in fase di elaborazione sugli ultimi pezzi della collezione.

Saranno dunque presto disponibili sul mercato, ed io non vedo l’ora di poterli stringere tra le mani perché, francamente, mi sono un po’ rotta le balle della plasticaccia Made in China che le più grandi e conosciute marche di prodotti per l’infanzia ci propinano accompagnate da slogan come “sempre al tuo fianco con tutto l’amore che il tuo bambino merita”. Sì, come no.

Io probabilmente sarò ripetitiva, e probabilmente vi avrò anche stracciato le balle con questa storia del bio, dell’ecologico e del sostenibile.

Però avere un figlio mi ha aperto gli occhi.

Stiamo distruggendo tutto ciò che di bello esiste su questa Terra.

Con le nostre stesse mani.

E magari fra vent’anni (o anche prima) io sarò morta.

Ma ci sarà mio figlio.

Ed io vorrei che crescesse in un mondo migliore.

Anzi, io voglio che cresca in un mondo migliore.

E sano.

Per cui io voglio contribuire con la mia piccola goccia di buonsenso in un mare di devastazione.

E lo so che sono un po’ come il Don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento.

Ma grazie al cielo sembra che finalmente molte persone stiano aprendo sempre di più gli occhi verso uno stile di vita più sano.

Per cui io credo molto in eKoala e nel suo progetto ecobio.

Così come credo molto in Bubble&CO ed in Cocò&Design. Due marchi anch’essi guidati da due donne, rispettivamente Carlotta e Roberta.

Esatto, gente!

Tre donne. Tre marchi bio. Tre progetti vincenti. Ed avvincenti.

Io, in effetti, avevo appuntamento solo con Beatrice.

Poi, però, sono arrivata allo stand e sono rimasta sorpresa.

Uno stand piccolo, ma bellissimo.

Una sinergia fra tre realtà, diversissime fra loro ma con un obiettivo comune: la sostenibilità ed il rispetto per l’ambiente.

Visivamente d’impatto.

Forse ancora di più per me, dal momento che da quando sono mamma vedo le cose con una prospettiva diversa e mi innamoro più facilmente di un packaging di prodotti per bambini che di un paio di scarpe da donna.

E dunque, dopo essermi documentata su eKoala, mi sono spostata ad ammirare (credetemi, è il termine giusto) la parete dedicata ai prodotti Bubble&CO, dove sono stata accolta dalla gentilissima Carlotta.

Anche in questo caso si tratta di una linea di prodotti interamente ecobio, dall’intero packaging fino all’ultima goccia del contenuto.

Carlotta è una vera e propria alchimista, che si cimenta in prima persona nella creazione di ogni singolo prodotto, con profonda dedizione ed attenzione per i dettagli.

Ho provato una sola goccia di latte per il corpo e, rientrata a casa solo in tarda serata, avevo ancora addosso un profumo di talco che non vi sto neanche a raccontare.

Ed arrivavo da una giornata in giro per Milano.

Usando i mezzi.

Non so se mi spiego.

Meraviglioso.

Mi sono seriamente innamorata di tutta la linea ed infatti, non appena arrivata, ho esclamato a marito (che era già a metà della seconda birra): “Li voglio! Tutti!”.

E quasi certamente avrò presto il mobile del bagno pieno.

Perché i prodotti sul sito www.ilmondodibubble.it sono tantissimi.

E perché li voglio provare tutti.

Punto.

Non siete del mio stesso parere?

Tra l’altro mi preme farvi notare che la splendida grafica dei prodotti è interamente disegnata da Carlotta!

Insomma: una factotum!

Poi ho conosciuto Roberta, ovvero la mano e la mente di Cocò&Design.

Una persona adorabile!

E infatti anche qui, mie care, c’è solo da restare a bocca aperta.

In contemplazione della semplicità e dell’amore che scaturisce da ciò che questa donna realizza.

Tessili e complementi d’arredo pensati per coccolare i nostri figli (e magari anche noi, ogni tanto!).

Coccole realizzate interamente a mano, 100% Made in Italy, con materie prime di derivazione naturale come: bio cotone puro, lino, lana, fibra di mais, jersey, spugna di bamboo, lattice naturale, pula di farro, noccioli di ciliegio, pannelli di canapa, olio di pigna.

Lei, con queste materie prime che fanno strano solo a leggerle, ci costruisce dei bellissimi complementi d’arredo e dei prodotti tessili su cui dormiresti per ore.

Vi consiglio di andare in meditazione sul sito www.cocoedesign.com.

Amo la bellezza della semplicità ed amo, soprattutto, la qualità.

E lo stand che ho visitato era qualitativamente eccezionale.

Ed era la cosa più semplice ma più bella che potessi aspettarmi di vedere.

E forse mi è piaciuto tanto anche perché le persone che lo hanno allestito sono state capaci di farmi innamorare dei propri prodotti.

Oppure perché, davvero, credo in un mondo migliore.

E voglio lasciare a mio figlio qualcosa di buono.

Gli scorsi anni avrei fatto carte false per partecipare a qualche evento mondano in centro a Milano, e chissene se a Lambrate c’era il top del top dell’innovazione.

Per cui, sappiatelo.

Avere un figlio ha drasticamente cambiato il mio modo di vedere le cose ed ha cambiato le mie priorità.

In meglio, senza dubbio!

Postilla: alla fine della giornata, fra me e marito, siamo arrivati a quota 7 birre (e due Spritz). E alla fine ci è sembrato tutto un pochino più bello. Anche il giro in periferia fino al capolinea sul tram sbagliato).

Altra postilla: vi mostro il mio bottino!

Non è una figata?!

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