Oggi è la Giornata Internazionale del Bacio.

Quale modo migliore per festeggiare questa splendida giornata, se non raccontandovi del primo bacio tra me e marito?!

Ma  sì, dai, uno di quei bei post imbarazzanti che poi non esci di casa per tre giorni.

Allora, dunque, da dove comincio?

Ah, sì, ecco!

Dovete sapere che, quando ho conosciuto marito, io ero una figa fotonica, mentre lui un pochino meno.

Non era un cesso, attenzione, era davvero un bel ragazzo, ma era piuttosto goffino e non aveva nulla a che vedere con quel pezzo di figliuolo che ho maritato un anno addietro.

Era l’estate del 2007 ed ero di ritorno dall’Isola d’Elba, meritata vacanza dopo aver passato indenne gli esami di maturità.

Mi chiama il mio migliore amico, non vede l’ora di riabbracciarmi dopo un mese di lontananza.

Ci incontriamo in un parcheggio (che, accadesse oggi, passeremmo per due scambisti o due amanti fedifraghi – ma tanto ora sono un bidet dotato di articolazioni mobili per cui non c’è pericolo), ma lui arriva accompagnato da questo tizio coi baffetti incolti: ci presentiamo e dopo cinque minuti ho già dimenticato il suo nome, perché non sono solita ricordare ciò che non mi colpisce.

Passa una settimana e il mio migliore amico non fa altro che tessermi le lodi di questo “Giangi”: “Catta, ti giuro che è simpaticissimo! Dai, mi chiede sempre di te, per favore, escici una sera, non ti costa nulla! Se poi non ti piace, amici come prima, non è che sei obbligata a sposartelo (disse il Profeta)!”.

Fanculo, amico mio. Escici tu se è tanto simpatico.

Poi, una sera, andiamo a correre con i kart, e c’è anche lui. Per l’esattezza, è quello che vince dopo avermi speronata e buttata in mezzo alle gomme di protezione.

Dopo due giorni mi sposto in terra sarda per trascorrere le vacanze in compagnia dei miei genitori, mio fratello, mia cognata e un vistosissimo ematoma che mi invade mezza schiena (Grazie, caro Giangi semisconosciuto).

Una sera, mentre sfumacchio annoiata in veranda, mi arriva un messaggio (lo ricordo come fosse ieri): “Ciao! Sono Giangi , il superpilota (avrei molto da ridire, ma va bene), ti ricordi di me? Quando torni ti va se usciamo una sera a bere qualcosa?”.

Vatti a fidare degli amici! Quel bastardo gli ha dato il mio numero e non mi ha nemmeno avvisata!

Alla fine, cedo.

Lo faccio per lui. Per il mio amico.

Del Giangi, infatti, stento a ricordare anche la faccia.

Giunge settembre, arriva il giorno.

È venerdì sera, dice che mi passerà a prendere alle nove.

Io sono stravaccata sul divano a fissare il soffitto, rilassatissima, zero ansia da primo appuntamento perché – chiariamolo bene – questo NON è un appuntamento: è un’uscita con un “amico”. E sono così tranquilla perché non ho nulla da perdere.

Vediamo come va.

Ecco, lo sapevo, questo qua mi sbaglia già in partenza.

Appuntamento alle nove, santissima pazienza, e mi si presenta alle nove meno dieci. Ma dove vive?! Ma nessuno gli ha insegnato le basi?! MAI dieci minuti prima, mai! Sempre dieci minuti dopo, ragazzi miei, che già rischiate comunque che la signorina non sia pronta.

Usciamo, andiamo in centro a Monza a bere.

E, non l’avrei mai detto, ci divertiamo.

Anzi, a pensarci bene, non ridevo così da non so quanto tempo.

Bene, dai, un punto a suo favore.

Anzi, fai due, che mi ha appena proposto di andare in un altro locale che mi piace da matti.

Anzi, fai anche dieci, o venti… cento punti!!!

Sono brilla, comincia anche a piacermi.

Scherzi a parte, tutto sommato non è poi così male.

È divertente, simpatico, intelligente, mi ha fatto conoscere i suoi amici e anche loro sembrano a posto, mi sembra anche carino.

Si fa tardi, mi riaccompagna a casa, comincia a salirmi un certo imbarazzo.

Cosa si aspetterà da me?

E se lo bacio e si sposta?

No, aspetta, impossibile, sarebbe veramente un coglione! Mi rincorre da due mesi, se lo bacio e si sposta gli spacco il parasole sui denti!

Ok, siamo arrivati sotto casa.

E adesso?

Mmm, ci mancava anche la canzone sdolcinata di Ramazzotti in sottofondo che dice “Adesso, no, non voglio più difendermi…”.

Oddio, si avvicina.

Si avvicina un po’ troppo.

Va beh, ormai mi sta baciando.

Un bacio lungo e appassionato.

Un bacio fresco, giovane.

Un bacio che sa di voglia di conoscersi.

Mi piace.

Anzi, mi piace tanto, non mi aspettavo per niente che questa serata andasse a finire così.

Sono contenta, rilassata, entro in casa trasognante come solo una ragazza felice (e ubriaca) saprebbe fare.

Vado a letto trasognante, chissà che cosa mi riserverà il domani.

[Il domani, per la cronaca, mi ha portato (nell’ordine) un cane, una casa, un figlio. Sapete come si chiamava, quel bastardissimo del mio migliore amico?! Niccolò! Ah, che bella cosa, la gratitudine!]

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