Ci sono cose che ti restano impresse nella mente tutta la vita, piccoli ricordi che ogni tanto fanno capolino e ti sussurrano di momenti passati, ai quali ti aggrappi con nostalgia e dai quali vorresti non allontanarti più: sono le parole della mamma.

Quelle sussurrate nell’orecchio, per tranquillizzarci dopo un brutto sogno o per farci addormentare cullate da una dolce fiaba della buonanotte.

Da quando sono diventata a mia volta mamma, non manca occasione in cui qualche semplice episodio della quotidianità non mi riporti alla mente qualche dolce ricordo sommesso di quando ero piccola e la voce della mia mamma era oro per le mie orecchie.

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Un dolce racconto, una filastrocca, una poesia, un insegnamento di vita riadattato affinché potesse essere comprensibile alla mia tenera esistenza.

Ricordo le tante volte in cui fingevo di addormentarmi sul divano in soggiorno affinché fosse lei a portarmi a letto in braccio, nonostante avessi ormai otto anni e pesassi quanto un piccolo caterpillar.

Ricordo le spugnature in giardino ogni volta che d’estate, con i pantaloncini corti, cadevo e mi sbucciavo le ginocchia. E guai a chiunque mi toccasse. Chiunque all’infuori della mia mamma.

E poi ricordo i racconti sulla mia nonna – la sua mamma – che purtroppo era mancata da molti anni e con la quale non avevo avuto il privilegio di poter crescere. Ai tempi non ci davo peso perché a queste cose quando sei piccolo non ci pensi mica. Ma adesso un brivido mi corre lungo la schiena, ogni volta che penso alla fortuna tangibile di poter sfiorare la mia mamma e raccontarle quanto sia difficile stare al mondo senza inciampare.

E poi, certamente, ricordo che spesso andavo da mia mamma per sussurrarle all’orecchio quanto le volessi bene, perché era una cosa solo nostra e volevo che nessun altro mi sentisse.

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E vorrei che anche mio figlio possa godere dell’inestimabile privilegio di poter sussurrare il proprio amore all’orecchio della sua adorata nonna, anche se probabilmente riscontrerà qualche difficoltà in più rispetto a me di poter essere sentito.

Non ascoltato, sia chiaro, ma sentito.

Vedo già mio papà, ancora giovane pur se con qualche acciacco, prendere fischi per fiaschi quando gli parlo in modo veloce oppure con un tono di voce non particolarmente alto.

E lo stesso vale per mia mamma, quando dal soggiorno alla cucina la informo di qualche mio impegno e lei mi fornisce una risposta che definirei bizzarra oltre che assolutamente decontestualizzata rispetto al contenuto del mio discorso.

“Mamma, ricordati che settimana prossima devo andare a Milano ma torno in tempo per andare a prendere Niccolò al nido!” – “Cos’è questa novità di portare Niccolò al nido a Milano?! Ma sei pazza?! Io non ci vado mica fino a Milano per farlo giocare con le bottigliette di plastica e i fagioli secchi!”, cose così.

Però, se c’è una cosa che ho capito da quando la mia vita non è più dedicata solo a me stessa ma anche alla mia famiglia, è che prevenire è meglio che curare.

E che ho una fottutissima paura di vedere i miei genitori invecchiare.

È una paura che a volte mi mozza il fiato, paralizzante ed irrazionale, di quelle che ti lasciano immobile a fissare il vuoto dieci minuti e quando ritorni in te ti rendi conto di avere gli occhi pieni di lacrime.

Forse tutto questo deriva dal mio essere cresciuta pressoché senza nonni, e non voglio che anche Niccolò possa subire la medesima sorte.

Voglio che i nonni siano una presenza fondamentale nella sua vita, voglio che continuino ad esserne parte attiva e voglio che lo stordiscano di ricordi, riempiendogliene il cuore.

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Ed uno dei mezzi principali per la conservazione dei ricordi è la voce. E, ne va di pari passo, l’udito.

Come ho già detto, qualche pezzo per strada ce lo stiamo già perdendo quando mia mamma o mio papà capiscono Roma per Milano.

Solo che mio papà l’ho già sistemato a tempo debito e mi mancava mia mamma, tra l’altro la meno remissiva dei due, quella che guai a farle notare che ha fatto cilecca in qualcosa.

La Festa della Mamma mi è parsa un’occasione più che allettante per farle un regalo che difficilmente avrebbe interpretato come tale, in un’altra circostanza: le ho fissato un appuntamento in un centro Amplifon per effettuare il test gratuito di controllo dell’udito, approfittando dell’iniziativa che ho trovato sul sito e che sarà valida fino al 14 maggio.

Sono sincera, all’inizio non è che l’abbia presa benissimo.

Allora gliel’ho rigirata sotto l’aspetto altruistico facendole notare che Niccolò già è difficile da capire se hai l’udito di Daredevil, il supereroe della Marvel, figurarsi se cominci a perdere colpi e perdi per strada qualche sillaba sussurrata a voce troppo bassa.

L’ho convinta e ci andremo insieme la prossima settimana.

Poi vi aggiornerò, ovviamente.

Fissare l’appuntamento è stato semplicissimo: mi sono collegata alla pagina del sito inerente la campagna dedicata alla Festa della Mamma (che sarà attiva fino al 14 maggio) ed ho inserito i dati richiesti.

In alternativa potete chiamare il numero verde 800 046 385 oppure recarvi presso il centro più vicino a voi.

Lo so, non sembra una cosa romanticissima, e invece lo è.

Lo è eccome, se pensate a quando la vostra mamma avrà novant’anni suonati, potrebbe essere sorda come una campana e voi invece vi avvicinerete a lei e le sussurrerete nell’orecchio, ancora una volta, “Mamma, ti voglio un bene dell’anima”.

Per me è pura poesia.

Cara mamma, voglio sussurrartelo per sempre.

Nell’orecchio, come quando ero piccola.

E, insieme a me, a sussurrarti tutto l’amore del mondo, ci sarà anche Niccolò.

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