Me lo sono chiesta ieri sera, dopo una giornata parecchio strana.

Una giornata nella quale ho pianto come una fontana, sensibile anche ai più piccoli drammi.

È successo che avevo mille cose da fare e diverse scadenze da rispettare, per cui ero certamente sotto pressione ed emotivamente vulnerabile.

Ho cominciato a commuovermi guardando su Facebook un video di un cagnolino maltrattato (che Dio vi maledica!).

Poi mi sono agitata perché sono stata dal medico e mi ha prescritto un ciclo di iniezioni di antibiotici, che si vanno ad aggiungere alla terapia antibiotica iniziata il 26 aprile e a quella immediatamente successiva iniziata il 5 maggio. Ho la gola distrutta, mi trascino dolori lancinanti da un mese, le cure si rivelano inefficaci ed io mi sento abbattuta, nel fisico e nella mente.

E poi c’è stato il dramma che si è verificato in giardino.

Sapete bene che ho un cane e che la primavera porta nei giardini tantissimi piccoli merli.

I cani seguono il loro istinto, per loro è un gioco che fa parte dei macabri aspetti della natura che faccio fatica ad accettare.

Tipo che piango quando su National Geographic il leone squarta la gazzella, anche se so che è la legge della natura e che è “giusto” che sia così.

Sono uscita a buttare la pattumiera ed ho beccato Slash che teneva in bocca un piccolo merlo.

Ho urlato per farglielo lasciare immediatamente, ho chiamato mio marito perché come sempre, in questi casi, vado nel panico, abbiamo temuto per il peggio, lo abbiamo aiutato, coccolato, abbiamo cercato la mamma di cui sentivamo il ripetuto richiamo tra le siepi e glielo abbiamo restituito, un po’ malconcio ma fortunatamente vivo e sgambettante (adesso sto sorvegliando a vista Slash per impedire che lo ritrovi e finisca ciò che ha iniziato ieri).

Poi ci siamo voltati ed io sono scoppiata a piangere come una deficiente.

C’era un secondo merlo, morto e letteralmente fatto a pezzi, a cui non riesco a smettere di pensare.

Magari sarebbe comunque morto cinque minuti dopo tra le fauci del gatto dei vicini, ma io mi sono sentita inerme e colpevole per quella creatura indifesa, e sentire il richiamo della mamma che lo cercava disperata mi ha straziato il cuore.

Il mio cane ha ucciso un merlo ed io piango come una deficiente perché non riesco a farmene una ragione.

E sapete cosa c’è, di peggio?

Che poi ieri sera ho visto il servizio delle Iene sul macabro fenomeno del gioco del Blue Whale che pare induca i ragazzini a suicidarsi lanciandosi dai palazzi e potete immaginare quale sia stata la mia reazione.

E siccome erano solo le 23,55 quando ho terminato la visione e non avevo sonno (certo, dovrei fare cose più rilassanti, la sera, anziché intorcigliarmi lo stomaco guardando robe tristi) mi sono guardata per caso anche una puntata di quel programma che danno su Sky di quella clinica veterinaria americana che si occupa di casi difficili e di animali di grossa taglia.

Secondo voi quando la mucca dopo 24 ore di travaglio ha partorito un vitello morto, l’ho presa bene?!

Assolutamente no.

Ancora una volta, le lacrime hanno preso il sopravvento.

Però ci ho pensato tutta la mattina, e sotto sotto lo so cosa mi sta succedendo.

Da una parte c’è questo blog, che dà libero spazio ai miei sentimenti e mi induce ad essere riflessiva, introspettiva e sentimentale.

Dall’altra c’è il tempo.

Quello che mi è spesso mancato e che adesso sto dedicando al mio cuore.

Sono riuscita a ricostruire uno spazio tutto nuovo in cui coltivare sentimenti ormai sopiti, come la sensibilità. 

Quindi alla fine l’ho capito, cosa cavolo mi sta succedendo. 

Ho solo riorganizzato gli spazi della mia vita, ed il più grande l’ho lasciato al cuore.

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