ATTENZIONE! Post ad elevato rischio di contestazioni. Astenersi se prive di senso dell’umorismo.

Vi è mai capitato di smadonnare nel traffico ed uscirvene con frasi del tipo “solo una macchina di merda così potevi avere, con quella faccia da scema che ti ritrovi!” o “levati, tu e quel tampax con le ruote che ti sei comprata!”.

E allora ragionavo sul fatto che siamo sostanzialmente stereotipate in tutto: da ciò che indossiamo a ciò che mangiamo, da ciò che diciamo a ciò che facciamo, da ciò che compriamo a ciò che guidiamo.

E sono giunta a stilare un piccolo ed ironico (ça va sans dire) elenco di categorie di mamme al volante.

Vediamo un po’.

La mamma imbruttita: generalmente guida auto aggressive, di grossa cilindrata e di forte impatto visivo. I figli frequentano, non occorre nemmeno precisarlo, la scuola privata. E codesta scuola privata è generalmente situata in centro città, in una strada stretta e trafficatissima ma, ovviamente, questo non è di ostacolo alla madre imbruttita che, senza ritegno, posteggia arrampicata sui panettoni gialli, sprezzante dei clacson di quei poveracci che nel frattempo stanno tentando di andare al lavoro e stanno rischiando di arrivare in ritardo, scende dall’auto con l’ultimo modello di Jeffrey Campbell borchiate, scarica i figli, entra a scuola e si ferma anche a discutere con le insegnanti sul perché il giorno prima il figlio più piccolo sia tornato a casa con una nota per la sola ed insignificante ragione di aver fatto lo sgambetto ad un bimbo della classe accanto. Guida una Jeep Renegade, una Jeep Wrangler o una Jeep Rubicon. Una Jeep, comunque. O una Hammer, rigorosamente H1. Colore d’ordinanza: nero.

La mamma snob: guida quasi sempre un Suv di grossa cilindrata, elegante ma sportivo. Anche i figli di costei frequentano la scuola privata. Solo che la mamma snob, a differenza di quella imbruttita, posteggia in doppia fila o lascia direttamente la macchina in mezzo alla strada, inserendo educatamente le quattro frecce come se, in tal modo, la macchina scomparisse da in mezzo ai coglioni. Scende elegantemente dall’auto sfoggiando l’ultimo modello di Loboutin ed accompagna dentro la scuola i figli soffermandosi a rimproverare la maestra d’inglese per aver insegnato male la pronuncia di “Managing Director” durante la lezione del giorno precedente il cui argomento era “Che lavoro fanno i nostri genitori? Diciamolo con l’inglese”. Si dirige fluttuante verso l’auto indignandosi con il vigile che la sta multando per aver creato un ingorgo di sei chilometri. Guida un’Audi Q7, una Range Rover Evoque, una Bmw X6 o X5, una Porsche Cayenne o Macan. Colore di rito: blu o canna di fucile.

La mamma sprint: guida un’auto pratica ma accattivante. Ha sempre un culo pazzesco perché, ovunque si trovi la scuola che frequentano i suoi figli, lei trova sempre posteggio a dieci metri dall’ingresso. Parcheggia con una manovra e con una mano mentre, con l’altra, comincia a raccattare dal sedile accanto la borsa e il cellulare che non smette di squillare. Scende al volo indossando dei praticissimi stivali NeroGiardini, lascia i figli davanti al portone, corre dal panettiere dietro l’angolo e risale in macchina. Guida una Mini, una Wolkswagen Golf o una Polo, una Mercedes Classe A o una Kia Soul. Colore standard: argento metallizzato.

La mamma svampita: guida un’auto pratica e basta. Non capisce una mazza di motori ed il marito l’ha indirizzata su qualcosa la cui manutenzione fosse il più economico possibile, considerando che sette volte su dieci esce di casa e rientra con un bozzo nuovo sulla carrozzeria. Arriva a scuola ad accompagnare i figli perennemente in ritardo perche le succede sempre qualcosa: i capelli incastrati nella cerniera del piumino, la tazza di latte che esplode nel microonde, il cane che vomita sul tappeto del soggiorno. Posteggia (si fa per dire) la macchina in un posto comodo dal quale poi sia in grado di uscire, generalmente sulle strisce della fermata del pullman di linea. Scarica i figli col fiatone, li accompagna di corsa all’ingresso ma a metà si blocca e torna indietro correndo perché qualcuno dietro di lei le urla che la macchina sta finendo in mezzo alla strada. Non ha tirato il freno a mano. Si scapicolla nel tentativo di arrestare la corsa in solitaria dell’auto e non si accorge che si sta trascinando dietro il figlio più piccolo che è rimasto agganciato con lo zainetto alla sua borsa a tracolla. Si arrende, aspetta che la macchina si fermi da sola contro il muro dall’altra parte della strada, riaccompagna timidamente il figlio all’entrata, gli chiede per la quarta volta a che ora debba tornare a prenderlo, recupera la macchina e si avvia verso l’Iperal, supermercato scelto non perché abbia le offerte migliori ma perché ha i parcheggi più larghi. Indossa scarpe comode. Non importa il modello, purchè siano comode per correre dietro ad una macchina in discesa e senza freno a mano. Non si sa che auto guidi perché quando l’ha comprata non era così. Colore d’obbligo: grigio chiaro (per il suo magico potere di mimetizzare le ammaccature).

La mamma alternativa: guida un’auto piccola, pratica ed economica perché non concepisce che si possano buttare nel cesso dei soldi per una roba che serve per spostarsi da un punto A ad un punto B. Dopo una sana colazione a base di yogurt e muesli, esce di casa e si avvia serena verso la scuola con i figli che, nel frattempo, armeggiano felici con dei giocattoli di legno. Arriva in anticipo fuori da scuola, fa tre volte il giro dell’isolato finchè non trova posteggio, scende dall’auto indossando delle praticissime New Balance e si avvia allegra verso l’ingresso ricordando ai figli di dividere la merenda con il nuovo compagno di classe che arriva dallo Sri Lanka. Torna alla macchina e va a fare la spesa al NaturaSì, non prima di aver segnalato al vigile sette auto posteggiate in divieto di sosta. Guida una Toyota Aygo o una Yaris, una Nissan Micra o una Daihatsu Materia. Colore: rigorosamente rosso.

La mamma flower power: non guida. Va a piedi e, se piove, ma se proprio proprio diluvia, si sposta coi mezzi. Indossa sandali in caucciù. Esce di casa alle 5,40 dopo aver allattato i figli di quattro e sette anni e si incammina verso la scuola che dista, in linea d’aria, sette chilometri. Si ferma sei volte lungo il tragitto: quattro per reidratare il figlio più piccolo a rischio collasso, una per salvare una cornacchia che stava per finire asfaltata sul cofano di un furgone e una per mostrare ai figli l’importanza di saper distinguere le foglie di ippocastano da quelle di acacia. Arrivata fuori da scuola, consegna ai figli i cestini con i veggie muffin per tutti i compagni di classe e dei volantini per sensibilizzare i genitori sull’importanza di eliminare i grassi saturi dagli alimenti, da distribuire nei corridoi all’intervallo raccomandandosi con i compagni affinchè li consegnino a casa la sera.

Questo è quanto.

Mi sembra di averle tirate dentro un po’ tutte, me compresa.

Vi invito a farvi due risate, a non prendervela se davvero rientrate in una delle sopracitate categorie e, qualora aveste invece da contestarmi che avete una Toyota Yaris ma non siete mamme alternative… beh… semplice… Cambiate macchina!

P.S. Non vi dirò mai che macchina guido, sappiatelo!

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