“Guarda che adesso DEVI fare il secondo, eh!”

Spero che nessuno s’offenda, ultimamente me lo state dicendo spesso e voglio solo trarre spunto da questa “battuta” per fare una riflessione e consentire anche a voi di farla, alla stessa maniera, insieme a me.

Ci sono delle frasi che, in buona fede, troppe volte si dicono con una leggerezza fin troppo sottovalutata.

Quello del “adesso devi fare il secondo” è quasi un luogo comune che ci trasciniamo dietro dall’alba dei tempi.

Lo dicono un po’ tutti, è un pour parler per fare dell’ironia quando si chiacchiera con una mamma, un papà o una coppia di genitori al primo figlio.

Quello che non sapete, però, è che una semplice battuta può ferire quanto un pugno.

Quello che non sapete, in fin dei conti, è la storia del vostro interlocutore, quello al quale ponete l’ingenua battuta trita e ritrita.

Prendete me, per esempio, visto che queste mie parole sono il frutto delle decine di affermazioni sulla necessità che io mi debba dar da fare per ricreare un’altra volta il miracolo della vita.

Sapete la verità?!

Io, un altro figlio, lo farei anche domani.

Se potessi.

Ma non posso, e non in termini procreativi (o, almeno, credo) bensì di buonsenso: ci vorrebbe una folle dose di incoscienza da parte mia nel decidere deliberatamente di mettere al mondo un figlio in una situazione instabile come quella che attualmente mi trovo a fronteggiare.

Non ho un lavoro – sì, certo, con il blog magari ci pago l’omino dell’Esselunga ma non un mutuo – e mi mancano una serie di certezze o di solide basi sulle quali poter pensare di poggiare il futuro di un altro figlio sapendo di volergli offrire le stesse possibilità e le stesse condizioni nelle quali è nato e sta crescendo Niccolò.

E questo è il mio freno.

Vedo un figlio all’orizzonte, certo, e prima o poi arriverà, se Dio vuole, ma non adesso.

E sticazzi delle grandinate di commenti di sollecito.

Quello su cui però voglio farvi riflettere è qualcosa che mi tocca da vicino e del quale nessuno dovrebbe mai rendersi artefice: sto parlando di far soffrire le persone, usando le parole sbagliate e senza riflettere.

Ci sono tante persone, nella mia vita, persone che amo alla follia o altre con le quali scambio solo sporadiche parole, che di figli non ne possono avere.

Persone che ogni volta che si sentono chiedere quando si decideranno a fare un figlio, sprofondano un centimetro più giù nel baratro dell’infelicità.

Persone che scenderebbero a patti con il diavolo in persona pur di avere la possibilità di mettere al mondo un figlio.

Persone alle quali ho fatto fatica, io, ad annunciare la mia gravidanza, perché la mia felicità mi dava l’impressione di essere fuori luogo e di stridere in modo assordante, quasi insopportabile.

Mi spiegate con quale leggerezza, in un mondo dove ormai si perde il conto delle persone alle quali la natura ha negato il privilegio di poter diventare genitore, ponete certe domande?

Ci sono coppie alle quali semplicemente non frega una mazza di avere un figlio, stanno bene così come sono o magari preferiscono la compagnia di un Jack Russell, e alle quali le vostre parole faranno soltanto venire un fastidioso prurito alle mani.

Ma ce ne sono altre per le quali le vostre parole saranno schiaffi in piena faccia, di quelli che lasciano le cinque dita stampate sulla guancia e che bruciano da morire.

Quello che vi voglio dare, in sostanza, è uno spassionato consiglio: quando non sapete come tenere viva una conversazione, chiedete le previsioni meteo per il fine settimana oppure raccontate il vostro ultimo entusiasmante viaggio in sidecar alla scoperta degli Appennini liguri.

Ma NON chiedete mai e poi mai a qualcuno il perché non si decida o non si sia ancora deciso ad avere dei figli.

Perché molto spesso, ad aver deciso, è già stato qualcun altro, lasciando un vuoto carico solo di amarezza e dispiacere.

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