Ho riflettuto a lungo, molto a lungo, forse anche troppo a lungo prima di decidermi a scrivere questo post e credo che il perché sia ben noto a tutti.

Alla fine mi sono però convinta che portare la mia personale esperienza, scrivendola in quella che in fin dei conti è casa mia, è non solo legittimo ma anche doveroso, data l’entità di ciò che vi sto per raccontare.

Voi di certo non potete saperlo, ma mio marito è un miracolato, uno che è riuscito a scampare ad una malattia che solo a nominarla fa venire i brividi: la meningite meningococcica.

Quello che vi scrivo qui è frutto del suo racconto diretto e di quello di sua nonna, rimasta al suo capezzale in quel periodo.

È nato tutto lo scorso anno quando, dopo aver sottoposto Niccolò a tutti i regolari vaccini previsti dal piano vaccinale, stavamo valutando l’eventualità di prenotare anche alcuni di quelli all’epoca facoltativi e, giunti a quelli contro il meningococco B e C, mio marito non ha esitato ad esclamare un categorico “lui questi li deve fare, decido io e non voglio sentire ragioni!

Non che io avessi nulla in contrario, anzi, ma la sua reazione mi ha lasciata se non altro stupita per la durezza con cui l’aveva pronunciata, proprio lui che è la metà zen e riflessiva della coppia.

In effetti in passato qualcosa mi aveva accennato ma non avevamo mai avuto occasione di approfondire e quello è stato finalmente il giorno in cui mio marito si è aperto a raccontarmi del suo drammatico faccia a faccia con la meningite meningococcica.

Aveva sei anni, era appena rientrato da una lunga vacanza a Rimini insieme ai nonni e all’improvviso, la mattina successiva, aveva cominciato ad avvertire una nausea fortissima. Con il passare delle ore la nausea era diventata sempre più intollerabile e ad essa si era aggiunta la sonnolenza accompagnata da un fortissimo mal di testa.

Mio marito deve essere grato a sua nonna per la preoccupazione che l’ha indotta a portarlo spaventata in ospedale ed ai medici del pronto soccorso che, avendolo immediatamente sottoposto ai dovuti esami ed avendo immediatamente riscontrato la positività al batterio, lo hanno ricoverato in un batter di ciglia e letteralmente rivoltato come un calzino.

Mio marito è rimasto ricoverato in ospedale per un mese, tra sofferenze inimmaginabili, è stato curato con terapie tremende (ovviamente necessarie allo scopo di salvargli la vita), ha subìto il prelievo del midollo spinale e, nonostante abbia dei ricordi vaghi ed allucinati, oltre che allucinanti, di quell’esperienza, non augurerebbe nemmeno al suo peggior nemico di rischiare la vita passando dalla piena salute alla prospettiva della morte in meno di 24 ore.

La meningite meningococcica è una malattia grave e, purtroppo, troppo spesso mortale (una persona su dieci, nonostante riceva le dovute cure, non sopravvive).

Ed è molto pericolosa perchè colpisce persone di ogni età, perfettamente sane ed in salute, senza alcuna avvisaglia, manifestando iniziali sintomi comuni e banali che però, nel giro di pochissime ore, degenerano portando spesso alla morte in 24/48 ore, dunque con un decorso rapidissimo che non lascia scampo.

Ad oggi l’unico rimedio efficace per prevenire la meningite meningococcica è il vaccino e, pur avendo avuto fin da prima le idee molto chiare sull’importanza dei vaccini, questo è il motivo per cui ho scelto di vaccinare mio figlio anche contro il meningococco B e C.

Lo stesso vale per tutti gli altri vaccini ad oggi inclusi nel piano vaccinale: ci sono per proteggerci e per proteggere i nostri figli.

Io credo fermamente nel potere della scienza, così come credo nel progresso medico e nell’importanza che esso ha avuto ed ha tuttora nel migliorare la qualità della nostra vita ed allungarne l’aspettativa. 

Ed è per questo motivo che, con la speranza di poter essere d’aiuto a chi si trova indeciso su quale sia la scelta più giusta da fare per i propri figli, ho pensato di mettermi dalla vostra parte, di prendere alcune delle affermazioni che in passato mi sono state rivolte quando ho sfiorato l’argomento vaccini e lasciare che fosse un medico, specializzato in materia, a fornirmi delle risposte che avessero cognizione di causa e che non fossero il frutto di una dietrologia spicciola derivante dal raffazzonamento di informazioni di dubbia provenienza in rete.

  • I vaccini provocano l’autismo

“Nel ragionamento scientifico non si parte mai dalla dimostrazione della negazione di un sospetto ma dall’accertamento della realtà. 

Uno dei primi studi – sconfessato per i gravi errori metodologici e che ha portato alla radiazione dall’albo dei medici il clinico che lo aveva compiuto – suggeriva che potessero esserci dei legami tra il vaccino MPR e l’autismo.

Invece moltissimi studi che hanno usato metodi diversi, scientificamente validi, hanno definitivamente concluso che non ci sono evidenze di una relazione tra vaccino MPR e autismo. La causa dell’autismo non è ancora completamente conosciuta, ma le migliori conoscenze oggi disponibili indicano che l’autismo è una malattia che ha origine prima della nascita e, probabilmente, precocemente nel primo trimestre di gravidanza.

Sebbene l’autismo abbia inizio prima della nascita, i sintomi iniziano a comparire tra i 12 e i 18 mesi di vita, nello stesso periodo in cui viene somministrato il vaccino MPR. Comprensibilmente, questa coincidenza ha indotto alcuni genitori di bambini autistici, e anche alcuni ricercatori, a pensare che la vaccinazione potesse essere causa della malattia”.

  • Perché nessuno parla mai dei possibili effetti collaterali dei vaccini?

“In realtà le schede tecniche e le informazioni di ciascun vaccino sono disponibili e consultabili da chiunque su siti autorevoli e specializzati come salute.gov, iovaccino, vaccinarsiriv.lifeepicentro.iss e adultievaccinati“.

  • I vaccini contengono sostanze nocive e tossiche

“Nei vaccini parliamo di quantitativi nell’ordine di decine di microgrammi. Ci sono aree in Italia (es. nel mantovano) in cui è sconsigliato utilizzare l’acqua potabile a causa della presenza di pesticidi e metalli pesanti. Il vaccino viene somministrato una tantum, l’acqua la si assume ogni giorno: l’entità dell’esposizione è nettamente diversa, senza contare l’inquinamento dell’aria che respiriamo ogni giorno e degli alimenti che assumiamo”. In sintesi certo, nei vaccini ci sono sostanze che è legittimo che possano allarmarci, ma in realtà sono le stesse con cui entriamo in contatto ogni giorno e, alla lunga, in dosi ben più massicce senza che ce ne rendiamo conto.

  • Escludendo il controllo pediatrico prevaccinale di routine (che raccomando sempre a tutti), esistono degli esami per valutare l’idoneità al vaccino?

“Purtroppo no. Le condizioni cliniche dell’individuo e l’insorgenza di eventi particolari sono gli unici elementi utili a una valutazione di rischio/opportunità. Voglio inoltre precisare che il maggior “rischio” in assoluto può essere una risposta mancata o ridotta a un vaccino e non lo sviluppo di reazioni gravi. La produzione di anticorpi protettivi, infatti, dipende da numerosi fattori, cosicchè non è scontato (un po’ come con i farmaci) il risultato finale. Proprio per questa ragione le vaccinazioni dovrebbero essere estese il più possibile alla popolazione esposta”.  

La paura è legittima e forse anche doverosa quando ci si trova a dover fare delle scelte importanti che riguardano la salute dei nostri figli, e sono certa che ogni genitore scelga ciò che pensa sia la soluzione migliore per essi.

Parlate dei vostri dubbi con il vostro pediatra di fiducia, ponetegli tutte le domande del mondo e fatevi aiutare a dissipare i dubbi che vi tormentano, senza vergogna e senza imbarazzi, ma non affidatevi mai e poi mai alle informazioni reperite chissà dove su internet, perché sbagliare è un attimo e pentirsene potrebbe essere una condanna a vita.

Chiudo con un piccolo aneddoto, solo per darvi uno spunto di riflessione.

Ogni anno le noci di cocco uccidono più di cento persone, gli squali soltanto dieci. Eppure tutti viviamo nel terrore dello squalo, il terribile e feroce killer degli oceani, ignorando la pericolosità delle noci di cocco, perché fa più scalpore un uomo ucciso da uno squalo piuttosto che uno abbattuto dalla caduta di una banale noce di cocco. 

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