Ogni mamma che si rispetti ha i suoi alti e bassi: alterna giorni ambiziosi e propositivi a giorni dominati dalla nevrastenia e dallo scazzo assoluto.

Prendete me, per esempio.

Quasi due anni di bambino, quasi due anni di amorevole maternità alternata a primordiali istinti distruttivi.

In sintesi: metà dei miei buoni propositi da mamma depliant se ne sono andati affanculo e sono stati rimpiazzati da quelli deliranti della mamma bipolare che risiede in me.

Metà dei miei “non lo farò mai”, “non gli darò mai”, “non gli dirò mai” si sono persi per strada.

Vuoi per stanchezza, vuoi per oggettiva difficoltà a metterli in pratica, vuoi per mancanza di fermezza, vuoi perché tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Ne parlavo ieri con la mia estetista mentre mi faceva la manicure (già, la manicure. Una di quelle cose su cui ho sempre ironizzato).

Discutevamo delle famose figure di merda da supermercato: quelle scenate madre-figlio a cui assisti mentre il tuo, di figlio, è a casa col papà o mentre se ne sta pacificamente seduto nel carrello o quando ancora non l’hai messo al mondo e ti immagini un futuro fatto di armonia e serenità.

Assisti alla scenata, inerme, mentre passeggi serena per la corsia dei surgelati, e resti allibita dinnanzi a tanta teatralità: ti indigni per il bambino che urla come uno psicopatico pensando che quella madre sia proprio incapace perché il tuo, di figlio, non si azzarderebbe mai a fare una simile scenata. Ma stai scherzando? Tu, con tuo figlio, le cose le metterai in chiaro fin da subito ed imparerà a stare al mondo come si deve, mica come quel selvaggio che sta spazzando con la felpa il pavimento della corsia delle merendine.

Ti indigni vedendo quella madre snervata che alza la voce senza ritegno e senza il minimo rispetto per i presenti perché tu, proprio, non ti abbasseresti mai a tanto.

La senti strillare al figlio “se non la smetti subito giuro che ti tiro uno schiaffo” e sibili tra i denti “brutta cretina, te lo do io in faccia lo schiaffo, madre squinternata che non sei altro”.

Poi succede che diventi madre, oppure che tuo figlio cresce e comincia a tirare fuori il meglio di sè.

E sono “uccelli senza zucchero”, tanto per dirlo alla De Sica.

Quell’orribile madre vista al supermercato, improvvisamente e senza alcun preavviso, diventi tu.

Tuo figlio si tuffa sul pavimento del supermercato con lo stesso stile acrobatico che ha fatto vincere alla Cagnotto la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Rio.

La gente comincia a fissarti e gli occhi lasciano trasparire lo stesso disappunto che tempo fa traspariva dai tuoi.

Cerchi di mantenere un certo contegno ma alla fine l’esasperazione prende il sopravvento, sollevi di peso per il cappuccio della felpa quel vandalo che condivide il tuo stesso gruppo sanguigno e gli dici, a voce non sufficientemente bassa “adesso ti tiri su e la finisci di fare l’imbecille o io…….. io……. Io ti disfo di botte!”.

E senti la gente che bisbiglia facendoti sentire una via di mezzo tra Pacciani e la Signorina Trinciabue.

Tutto questo casino per una merendina di merda.

E allora ti dimentichi dei buoni propositi alimentari che hai appeso con la calamita ricordo di Mykonos sul frigorifero in cucina, ti dimentichi dei biscottini integrali equosolidali e del latte di soia e gli prendi quella stramaledetta brioscina che, dietro la faccia innocente di Masha stampata sull’involucro, nasconde sicuramente degli ingredienti tossici o cancerogeni di cui sei consapevole ma che in quel momento ti sembrano meno dannosi rispetto alla pessima figura che stai facendo.

Arrivi alla cassa e, in fila dietro di te, c’è la mamma depliant che scruta la tua spesa scorrere sul nastro trasportatore. Vede le merendine e storce il naso con profondo sdegno, perché ha un radar a infrarossi che decodifica qualsiasi ingrediente chimico prima ancora che tu lo abbia posato in cassa.

Torni a casa con il fumo che ti esce anche dagli occhi e ti metti a cucinare: una bella frittata con le uova fresche prese dal contadino dietro casa e un contorno di verdure fresche.

E’ un piatto che a tuo figlio piace tantissimo, ma oggi ha deciso che il suo unico obiettivo è rompere le palle, per cui si limita ad osservare il cibo che gli porgi sul vassoio, si gira dall’altra parte e dice “NO”.

No, caro mio, lo dico io.

Tu ora mangi la frittata e te lo scordi che io mi metta a preparare altre cose a Vossignoria o che ceda al tuo desiderio di scofanarti di banane e biscotti.

Ho detto che in questa casa si mangia sano e non saranno di certo tredici chili di moccio e capricci a sconfiggermi tanto facilmente.

Ci provi ad importi, lotti, ti ritrovi a litigare con uno le cui risposte sono fatte di urla, pianti e incomprensibili versi e alla fine, anche se davvero non vorresti e sai che poi te ne pentirai amaramente, cedi.

E banane e biscotti siano.

Perché proprio non hai voglia di dare spiegazioni ai vicini sul perché il loro lampadario stia oscillando da venti minuti.

E ti senti osservata e giudicata per questo tuo ennesimo cedimento, perché ti immagini un gruppo di mamme depliant affacciate alla finestra del tuo soggiorno ad osservare la scena e a giudicarti.

Perché le mamme depliant sono perfette e, in quanto tali, dotate di un’aura di onnipotenza che le rende invincibili.

Le mamme depliant sono creature mitologiche dai poteri soprannaturali.

Hanno figli perfetti che non urlano, non piangono, non fanno capricci, dormono tutta la notte, cagano nel vasino da quando hanno sei mesi, mangiano qualsiasi cosa salutare tu gli metta nel piatto e snobbano qualsiasi forma di junk food tu abbia in dispensa, Ovetto Kinder compreso.

Sanno sempre cosa fare, hanno sempre a portata di mano la soluzione a qualsiasi problema e non mostrano mai alcun cedimento di fronte a qualsiasi difficoltà dovesse presentarsi.

Sono sempre impeccabili, nessuna macchia di latte, moccio o vomito sui vestiti, capelli perfetti, unghie laccate lucide che per guardarle da vicino ti devi mettere gli occhiali da saldatore o rischi che ti si brucino le retine.

Non conoscono le parole febbre, influenza, raffreddore, malattie infettive, pidocchi e catarro.

I figli delle mamme depliant non destano mai preoccupazioni: tanto impeccabili in pubblico quanto dentro le mura di casa, dispensano ottimi voti a scuola ed elargiscono parole d’amore a mamma e papà.

Tutto questo accade mentre tu ancora fatichi a far capire a tuo figlio che la pasta per il cambio del pannolino non è maionese da spremersi in bocca e che mangiare due broccoli non ha mai ucciso nessuno e non rientra tra le violazioni dei diritti del bambino.

E quindi niente, alla fine della seduta di manicure io e la mia estetista, entrambe madri bipolari certificate, ci siamo consolate a vicenda pensando che con ogni probabilità le mamme depliant stiano crescendo dei potenziali serial killer e che i loro mariti siano dei fedifraghi seriali che si divertono a fare giochini erotici con la panna montata insieme alla segretaria mentre loro infornano crostate senza burro e uova e stampano su carta plastificata il menu settimanale di tutta la famiglia suddiviso per categorie alimentari.

E ci siamo fatte delle grasse risate, di quelle che si fanno solo quando si impara a guardare il mondo con un pizzico di sana frivolezza.

Scherzi a parte, potete essere delle perfette mamme depliant così come delle deviate mamme bipolari come me.

L’importante è che siate soddisfatte di voi stesse, di quello che fate e che siate felici.

E che, soprattutto, lo siano i vostri figli.

Se poi voi, mamme depliant, doveste trovare nella corsia bio del supermercato qualche mamma bipolare che vi dà delle frigide bacchettone perché non conoscete i piaceri di una crema allo zabaione, rispondete che il burro di arachidi si trova due corsie più in là.

E se voi, mamme bipolari, nella corsia del supermercato doveste trovare qualche mamma che vi fissa indignata per l’indecoroso spettacolo che state dando, ricordatevi solo di terminare lo show con un inchino.

E di nascondere le merendine di Masha e Orso sotto un cumulo di broccoli.

Peace & Love!

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