Ieri sono uscita dall’ufficio distrutta.

Mi facevano male le gambe, avevo la schiena indolenzita, la testa in procinto di esplodere e un sonno talmente esagerato da farmi sentire spaesata.

Ero talmente stanca da avere la nausea e da sentirmi le gambe molli. Avevo paura di svenire da un momento all’altro.

E, di tutto questo, dovevo ringraziare mio figlio che, la notte prima, mi aveva tenuta sveglia concedendomi il lusso di dormire qualcosa come tre ore scarse.

Armata di forza e coraggio sono salita in macchina, ho sparato l’aria condizionata al massimo, mi sono presa a sberle e sono andata a prenderlo da mia mamma.

Pensavo di svenire, giuro.

Capita.

Le giornate del cavolo capitano a tutti, poi di certo il caldo non aiuta.

Eppure ho abbracciato quella palla di ciccia che mi sorrideva con un sorriso di quelli che sciolgono i ghiacciai e provocano il surriscaldamento globale, ho acceso la macchina e sono tornata a casa.

E, neanche il tempo di entrare in casa, è arrivato l’omino a consegnarmi la spesa: tutta roba da frigo e freezer, dunque da mettere via immediatamente. Più quattro casse di acqua da sistemare. Più un numero imprecisato di detersivi da distribuire per casa.

Poi qualcuno ha cominciato a reclamare “pappa” per cui mi sono impegnata davvero tantissimo e, con amore, gli ho addirittura tagliato a cubetti una mozzarella di quelle provvidenzialmente arrivate con la spesa a domicilio.

Poi ho pulito quel che restava della mozzarella, spalmata equamente tra seggiolone e pavimento.

E poi avrete certamente visto su Instagram che cena “impegnativa” che mi sono prodigata a fare per me e marito: finocchi crudi e salsina di robiola, philadelphia e tonno in scatola.

Poi ho ritirato uno stendino pieno di roba, l’ho piegata e l’ho messa via.

E ho steso un altro carico di biancheria.

Poi ho svuotato la lavastoviglie, l’ho caricata con i piatti di ieri sera, ho pulito la cucina e ho passato l’aspirapolvere.

Poi ho fatto il bagno al Nic che poco prima, in giardino, aveva dato il meglio di sé rotolandosi come solo Slash aveva saputo fare fino a quel momento.

Poi l’ho preparato per la nanna: saluti, baci e abbracci e vattene a dormire, per l’amor di Dio!

Sono uscita a piedi nudi in veranda, mi sono seduta al fresco e mi sono fumata una sigaretta: erano le dieci e venti.

E’ stata una sigaretta pazzesca, liberatoria, di quelle che “cazzo se me la merito!”

Ero stanca morta e, se non mi fossi infilata nel letto di lì a breve, sarei morta stanca per essere stanca morta.

Mi sono messa a pensare un po’, facendo quei pensieri confusi che si fanno quando si contempla la pace, si assapora il silenzio e ci si lascia andare.

Ho pensato che questa vita mi piace, che sono felice come non avrei mai immaginato di poter essere.

Ma sono stanca.

Stanca morta.

E sono giunta alla conclusione che no, non siamo assolutamente invincibili.

Ma ‘sticazzi, siamo comunque una forza!

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