Amore di mamma, mi devi perdonare ma, da quel che vedo, temo tu sia mancino e abbia una sonora R moscia.

E dico “temo” non a caso, perché questo è un gran casino, credimi.

Perché, tesoro, devi sapere che il mondo in cui sei nato non è esattamente come avrei voluto che fosse anzi, non lo è affatto.

Purtroppo ci si aspetta che tu sia l’incarnazione di una serie di stereotipi che non sono scritti da nessuna parte ma che decidono se sei uno a posto oppure un coglione. Così, in un attimo.

Ecco, a te di questi stereotipi già ne mancano due. Per quello che dico che è un gran casino. Mi capisci?

R moscia in primis, temo proprio che ti capiterà di beccarti del coglione, se ti andrà bene.

Ma ho il vago sospetto che possa andarti male e allora ti avviso già, almeno avrai il tempo di farti le spalle larghe.

Troverai sul tuo cammino tanti ostacoli e dovrai lottare per superarli ma, mi raccomando, dovessi anche cadere, rialzati. Sempre. Questa è una promessa che mi devi fare.

Che cosa credi? Che stia parlando a vanvera? Lo spero, ah sapessi quanto lo spero! Ma io ti vedo già adesso, quando usciamo a cena e giochi con gli altri bambini, figli dei nostri amici.

Sei un bambino ingenuo, ti lasci fregare i giochi dalle mani e te ne resti lì imbambolato a metabolizzare il furto senza capacitarti del perché ti abbiano sottratto quel gioco, magari con prepotenza. Lasci che ti spintonino, che ti buttino per terra, e te ne resti seduto sul pavimento con la faccia perplessa di chi sta ancora cercando di capire cosa sia successo e, soprattutto, perché.

Ed in quel momento mi immagino come sarai, come potresti essere.

Ti immagino a scuola, spero che studiare ti possa piacere. È molto importante, te ne accorgerai. Ma avrai modo di constatare che per quelli che di studiare non ne avranno voglia, tu sarai uno sfigato, un secchione.

Ti immagino a scrivere con la mano sinistra, potresti fare più fatica degli altri, sbavare tutto il foglio con l’inchiostro, e allora a qualcuno potrai sembrare uno stupido, un ritardato.

Poi ti immagino in gruppo, al parchetto, in disparte perché ti vergogni di non voler provare a fumare quella canna o a pippare l’Oki (che ho scoperto essere l’ultima trovata economica e facilmente reperibile per sballarsi con un budget estremamente low-cost), perché non te la senti. Ti diranno che sei un coglione.

E ti immagino in discoteca, a prendere le distanze da quel gruppetto che vuole fare a botte per una sigaretta negata. Un cacasotto, ecco cosa sarai.

E ci sarà qualcuno che leggerà nella tua R moscia una debolezza, ci vedrà un effeminato, uno sfigato, un coglione.

Lo so, è solo una R moscia, hai ragione. In effetti non è facile da spiegarti, suona poco sensato e molto ingiusto.

Ma tanto basterà a renderti la vita difficile.

Io ti auguro di no, confido ancora in una piccola parte di mondo che funziona, e spero che tu ne faccia parte.

Ma sarò pronta a sostenerti quando rischierai di cadere, a disinfettarti le ferite quando ti farai male, accompagnandoti nella tua vita senza interferire con i tuoi sogni, le tue ambizioni, i tuoi fallimenti.

Ti daranno del frocio, del coglione, dello sfigato, ti feriranno a morte.

Ma ti renderanno forte, credimi, ci sono passata.

Imparerai a rialzarti, ogni volta sempre più cazzuto.

E imparerai a ringraziare, dopo ogni colpo basso.

Tu lasciali fare, non vale la pena di reagire in malo modo con chi pecca di stupidità, che a lavare la testa all’asino si sprecano l’acqua e il sapone.

Mi raccomando, Niccolò, non cedere davanti alla cattiveria, non abbassarti al livello di chi dalla vita ha già avuto come orribile dono la mancanza di umanità.

Ti daranno del frocio, non chiedermi il perché, ma è così che purtroppo funziona il mondo in cui tuo malgrado io e tuo padre ti abbiamo catapultato.

Tu, mi raccomando, ringrazia.

Un giorno capirai il perché.

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